
Quando il tetto si è chiuso, la casa di Chies d’Alpago ha smesso di essere un cantiere aperto al cielo ed è diventata un volume protetto. Da quel momento il lavoro è entrato dentro. Chi varca la porta oggi non trova stanze: trova un bosco di profili d’acciaio, centinaia di montanti verticali che si rincorrono da un capo all’altro della casa, sotto le travi di legno del tetto. Le pareti ci sono già tutte, solo che per ora si può guardare attraverso.
Appeso a una parete del cantiere c’è un foglio che in questi giorni viene consultato più spesso del telefono: il disegno di dettaglio. Ogni parete divisoria che vedrete nelle prossime puntate nasce lì, con le sue misure, i suoi spessori, la posizione di ogni porta. In cantiere il disegno non è una formalità da ufficio: è l’accordo scritto tra chi ha progettato e chi monta, e resta appeso finché l’ultima parete non gli somiglia.

Prima di alzare un solo profilo, la pianta della casa è stata ridisegnata sul massetto, in scala uno a uno: linee rosse battute a filo, che dicono dove ogni parete comincia e dove finisce. Il tracciamento è il momento in cui il progetto tocca per la prima volta il pavimento, e ogni stanza si può già percorrere a piedi seguendo le righe, come su una mappa grande quanto la casa.

Il titolo di questo diario l’acciaio ce l’ha dentro dal primo giorno, ma quello della struttura portante è fatto di travi e pilastri. Questo è un acciaio diverso: profili sottili e leggeri, guide a pavimento e a soffitto, montanti in piedi uno accanto all’altro. Tra un montante e l’altro resta uno spazio che vuoto non rimarrà: è l’intercapedine dove passeranno gli impianti, senza toccare gli strati che tengono la casa ermetica, quei teli bianchi che si vedono dietro i profili in quasi tutte le foto. È lo stesso involucro che avete visto sotto prova nella scorsa puntata: adesso si tratta di non bucarlo.

Tra i montanti compaiono le X dei controventi strutturali: tengono la spinta orizzontale del vento. In caso di terremoto, sono loro i principali protagonisti.

C’è poi un dettaglio che tra un mese nessuno potrà più vedere, e che vale la pena mostrare adesso: dove le pareti incontrano il tetto inclinato, ogni profilo è tagliato per seguire la pendenza della falda, uno per uno. È il tipo di precisione che non si nota mai quando c’è, e si nota sempre quando manca.

In cantiere le decisioni non si prendono a memoria. Su un foglio appuntato a matita, sotto il titolo “chiedere”, questa settimana c’erano le conferme da chiudere prima delle lastre: la misura di un corridoio, le altezze delle pareti in una zona della casa, il funzionamento di una porta scorrevole. Sono domande piccole solo in apparenza: ognuna va risolta adesso, perché tra pochi giorni le pareti si chiudono e ciò che oggi è una riga a matita diventa definitivo.

Da lunedì, infatti, arrivano le lastre. Il bosco d’acciaio sparirà dentro le pareti, una campata alla volta, e le stanze trasparenti diventeranno stanze vere. Nella prossima puntata vi raccontiamo come.