
Nel post precedente abbiamo raccontato i 32 centimetri di lana di roccia posati sulla copertura. Oggi raccontiamo quello che viene dopo: lo strato che protegge l’isolamento dal vento, il sistema che fa respirare il tetto e il tavolato che chiude tutto. Tre passaggi che trasformano un pacchetto di materiali in una copertura che funziona.
Sopra l’isolamento abbiamo posato una membrana traspirante con superficie in alluminio. Il suo lavoro è duplice: blocca il vento e l’eventuale acqua dall’esterno, ma lascia passare il vapore acqueo dall’interno verso l’esterno. L’isolamento può così asciugarsi naturalmente, senza trattenere umidità.
La superficie in alluminio ha una funzione in più: riflette fino al 95% del calore radiante. D’estate, quando il sole scalda la copertura, lo strato riflettente riduce la quantità di calore che attraversa il pacchetto verso l’interno. Un contributo che si somma ai 32 centimetri di isolamento.
Questa membrana è classificata A2-s1,d0: incombustibile. In una casa con struttura in legno, ogni scelta sui materiali tiene conto della sicurezza al fuoco. Il nastro utilizzato per sigillare le sovrapposizioni è dello stesso tipo: incombustibile. La tenuta al vento dell’involucro non è solo una questione di efficienza energetica: è anche una questione di sicurezza.
Guardate le foto: dalla membrana spuntano delle viti lunghe, disposte in file ordinate. Sono connettori a doppio filetto che attraversano tutto il pacchetto – membrana, 32 centimetri di isolamento, tavolato – e si avvitano nella struttura portante in lamellare sottostante.
Il doppio filetto è la chiave: il filetto inferiore si ancora nella trave, il filetto superiore trattiene il listello. La parte centrale, liscia, attraversa l’isolante senza comprimerlo. Il risultato è che i listelli di ventilazione sono fissati direttamente alla struttura portante, senza bisogno di inserire murali o travetti intermedi nell’isolamento.
Perché è importante? Perché ogni elemento rigido che interrompe l’isolamento crea un ponte termico. I ricercatori hanno misurato che una struttura tradizionale con murali interposti perde dal 10 al 15% di prestazione termica rispetto a un isolamento continuo. Le viti a doppio filetto sono ponti termici puntiformi, talmente piccoli da essere ininfluenti sul calcolo termico. L’isolamento resta integro.

I listelli creano uno spazio d’aria tra la membrana traspirante e il tavolato superiore. È la camera di ventilazione: l’aria entra dalla gronda, risale lungo la falda e esce dal colmo. Questo flusso continuo ha due funzioni: d’estate porta via il calore accumulato sotto il manto di copertura, d’inverno elimina l’eventuale umidità residua che attraversa il pacchetto.
La ventilazione non è un optional: è ciò che permette al tetto di durare nel tempo. Senza ventilazione, l’umidità si accumula, il legno soffre, l’isolamento perde efficacia. Con la ventilazione, ogni strato lavora nelle condizioni per cui è stato progettato.


Sopra i listelli arriva il tavolato: tavole in legno inchiodate una a una con chiodatrice pneumatica. È la superficie su cui poggerà il manto di copertura finale. Ma prima del manto ci sarà ancora una membrana protettiva – ne parleremo nel prossimo aggiornamento.
Guardando le foto del tavolato finito, si inizia a vedere la forma definitiva della casa. Le due falde, l’abbaino, il volume che si affaccia sul lago di Santa Croce e sul Nevegal. Sotto quel tavolato ci sono: la struttura in acciaio, le travi in lamellare, il tavolato interno, la membrana freno vapore, 32 centimetri di lana di roccia, la membrana traspirante, i listelli di ventilazione. Ogni strato con la sua funzione, ogni funzione al suo posto.



Manca ancora il manto di copertura in lamiera, preceduto da un’ultima membrana protettiva. E manca il racconto del camino – una storia che merita un capitolo tutto suo, perché realizzare un camino in una casa a tenuta d’aria è una sfida che cambia le regole.
Un tetto non è un coperchio appoggiato sopra una casa. È un sistema di strati, ognuno con un compito preciso, che lavorano insieme perché qualcuno li ha pensati insieme. Quello che si vede dall’esterno è solo l’ultimo centimetro di un lavoro che inizia molto prima.