
Per anni, quando finivo un tetto, mi sedevo sul colmo con l’impresa che l’aveva costruito. Si parlava di com’era andata, dello spessore importante dell’isolamento, e quasi sempre arrivava la stessa osservazione: tutti quei nastri e quelle sigillature che pretendevo sembravano un controllo accanito su un dettaglio che nessuno aveva mai guardato. Mi dicevano: «Abbiamo sempre fatto senza, e non abbiamo mai avuto problemi.»
Ed era vero. Allora facevo una domanda: «Quanti tetti avete costruito con venti o trenta centimetri di isolante?» Lì la conversazione cambiava. Nei tetti di una volta, con pochi centimetri di isolamento, un piccolo accumulo di umidità non era un problema serio: il pacchetto asciugava da sé. In un tetto isolato come si costruisce oggi, l’aria calda e umida di casa che filtra attraverso le fessure trova strati freddi in cui condensare, e quell’umidità può accumularsi dove non la vedi. Le imprese avevano ragione per le case che avevano sempre costruito. Sono le case, nel frattempo, a essere cambiate.
Con quell’impresa, nei cantieri successivi, la verifica delle nastrature diventava una passeggiata: avevano capito il perché. Ma la domanda di fondo resta, e riguarda anche te: come si fa a sapere se una casa tiene l’aria? A occhio non si giudica. Per fortuna esiste una macchina che lo misura.
La prima volta che ho visto un blower door test ero ai corsi CasaClima, e lo confesso: l’ho guardato con una punta d’ansia. Eravamo chiusi dentro una casa che veniva gonfiata e sgonfiata come un pallone.
Perché il principio è proprio questo. Su una porta esterna si monta un telaio con un telo a tenuta, e nel telo è inserito un ventilatore. Il ventilatore estrae l’aria dalla casa e la mette in leggera depressione, l’equivalente di un vento teso che spinge su tutte le facciate contemporaneamente. A quel punto l’aria esterna prova a rientrare, e può farlo solo da una parte: dalle fessure. Un manometro misura quanta ne rientra. Il risultato è un numero, e si legge in modo semplice: dice quante volte, in un’ora, l’intero volume d’aria della casa passerebbe attraverso i punti deboli dell’involucro. Più il numero è basso, più la casa tiene. E mentre la casa è in depressione succede la parte più utile di tutta la prova: si va a caccia delle fughe. Con il fumo, con la termocamera, a volte semplicemente con il dorso della mano si sente da dove entra l’aria e si segna il punto da sistemare.
Il primo motivo lo conosci già dalle bollette: l’aria che esce è aria che hai pagato per scaldare. Ma non è il motivo più importante.
Il danno serio è quello che non vedi, ed è la condensa di cui parlavo sul colmo del tetto: l’umidità che l’aria di casa deposita dentro le pareti e i pacchetti isolanti attraversandoli. Negli anni può bagnare l’isolante e ridurne la resa, fino a danneggiare la struttura. E c’è un terzo motivo, che riguarda il comfort di ogni giorno: in una casa moderna la ventilazione meccanica ricambia l’aria in modo controllato, recuperando il calore, ma può farlo bene solo se l’aria passa da dove deve passare, non dalle fessure.
Il momento giusto per la prima prova non è a casa finita, quando ogni correzione costa cara: è quando la barriera all’aria è completa ma ancora a vista. Se qualcosa perde, si trova la fuga e si sigilla, e costa il prezzo di un nastro. Per questo si fanno due prove: una intermedia, a involucro chiuso e prima degli impianti, e quella ufficiale alla fine dei lavori.
Nel nostro cantiere di Chies d’Alpago la prova intermedia si è appena svolta, e c’è un dettaglio che vale tutto l’articolo: non l’abbiamo chiesta noi. L’ha voluta l’impresa, per verificare l’involucro che ha costruito prima che entrino gli impiantisti. Con un tetto complesso come quello di questa casa, sapere subito come ha lavorato è un valore prima di tutto per chi l’ha costruita. Vent’anni fa discutevo di nastrature sul colmo dei tetti; oggi un’impresa chiede di essere misurata sul proprio lavoro. È la strada giusta, e fa piacere percorrerla in compagnia.
Nei test che abbiamo fatto fare negli anni, i risultati sono sempre stati buoni, a volte con accorgimenti che proprio la prova ha fatto emergere. Ed è questo il suo valore: il blower door non serve a dare un voto, serve a trovare quello che si può ancora sistemare.
Per la certificazione CasaClima il blower door test non è un’opzione: è obbligatorio, e il risultato deve stare sotto la soglia fissata dall’Agenzia. È uno dei controlli di cui parlavamo nell’articolo sulla certificazione: la differenza tra dichiarare una prestazione e dimostrarla. Qui la dimostrazione è un numero scritto da uno strumento.
Se ti stai facendo questa domanda, è la domanda giusta. La risposta breve è che ventilare e traspirare sono due cose diverse, e una casa a tenuta d’aria può essere allo stesso tempo la casa con l’aria migliore in cui tu abbia mai vissuto. La risposta completa merita un articolo intero, e lo scriveremo.