
La domanda più comune che sentiamo quando una famiglia viene nel nostro studio è: «Quale combustibile mi conviene?»
La risposta sembra semplice. Il GPL costa più del pellet, il metano sta nel mezzo, la legna è economica. Ma questa risposta è incompleta, perché considera solo il prezzo del combustibile e ignora tutto il resto.
Scaldarsi costa in tre modi: l’investimento per l’impianto, il combustibile che consumi ogni anno, e la manutenzione che paghi per tenerlo in funzione. Per confrontare davvero i combustibili, servono tutti e tre i numeri. E servono proiettati nel tempo, perché una caldaia non la cambi ogni anno.
Abbiamo fatto questo calcolo. Su 15 anni. Per una casa tipica del Bellunese: una villetta anni ’70, due piani, 150-160 mq, non isolata. Una casa che consuma circa 21.500 kWh all’anno tra riscaldamento e acqua calda sanitaria – più o meno 135 kWh per metro quadro. Nel Bellunese ce ne sono migliaia.
Il grafico mostra il costo totale su 15 anni per sei combustibili diversi, nella stessa casa. Ogni barra è composta da tre parti: l’investimento per l’impianto (in basso), il combustibile consumato in 15 anni (al centro), e la manutenzione (in alto). Tutti i valori sono attualizzati.
GPL: il più caro
Il GPL è il combustibile più diffuso nelle zone del Bellunese non raggiunte dal metano. Ed è il più caro del confronto: circa 72.000 euro in 15 anni. L’investimento iniziale è basso (4.000 euro per la caldaia), ma il consumo divora tutto: quasi 65.000 euro di combustibile in 15 anni. Il prezzo del GPL, inoltre, è legato al petrolio e, quindi, a guerre, stretti e decisioni politiche che non controlliamo.
Gasolio: poco meglio
Il gasolio segue lo stesso schema del GPL: investimento contenuto, consumo altissimo. Circa 66.000 euro in 15 anni. Ha gli stessi problemi di volatilità del prezzo, legato ai mercati petroliferi internazionali.
Metano: la via di mezzo
Dove arriva, il metano è competitivo: circa 58.000 euro in 15 anni. Il costo del combustibile è più basso di gasolio e GPL, e l’impianto ha un costo simile. Il problema è che nel Bellunese il metano non arriva ovunque. Molte famiglie non hanno questa opzione.
Pellet: l’equilibrio
Il pellet arriva a circa 55.000 euro in 15 anni. L’investimento iniziale è più alto (quasi 15.000 euro tra caldaia e silo), ma il combustibile costa meno. La manutenzione è la più alta del gruppo, perché la pulizia della camera di combustione è più frequente. Chi sceglie il pellet deve anche considerare lo spazio per lo stoccaggio.
Pompa di calore: il paradosso
La pompa di calore costa circa 57.000 euro in 15 anni. L’investimento è il più alto del confronto (circa 15.500 euro), ma la manutenzione è la più bassa. Il consumo è significativo: quasi 39.000 euro. Perché?
Perché questa è una casa anni ’70. Non isolata. Il fabbisogno è altissimo: 21.500 kWh all’anno. E la pompa di calore su una casa che disperde tanto calore deve lavorare a temperature alte, dove il suo rendimento (il COP) crolla. È come chiedere a un’auto di andare sempre in salita: consuma il doppio.
Su una casa non isolata, la pompa di calore non è la soluzione magica che qualcuno racconta. Costa quasi quanto il metano e più del pellet. Il suo vero potenziale si sblocca solo quando la casa è isolata. Ne parliamo nel prossimo articolo.
Legna: la meno cara (ma…)
La legna a ciocchi è il combustibile più economico: circa 39.000 euro in 15 anni. Il costo del combustibile è bassissimo. Ma i numeri non raccontano tutto.
La legna richiede un lavoro quotidiano: caricare la stufa o la caldaia, pulire la cenere, gestire la catasta. E ha un rendimento variabile: una stufa tradizionale converte in calore utile solo il 60-70% dell’energia contenuta nel legno. Il resto se ne va dal camino. Chi ha il tempo e la disponibilità, risparmia. Chi non ce l’ha, deve considerare il valore delle ore che ci dedica.
Questo confronto assume che la casa resti com’è: non isolata, con un fabbisogno di 21.500 kWh all’anno. Cambia solo il generatore.
Ma è la scelta giusta? Sostituire la caldaia senza isolare è come cambiare le gomme a un’auto che ha il serbatoio bucato. Risolvi un problema, ma il più grande resta.
Nell’articolo «Quanto costa scaldarsi dopo aver isolato» vedremo gli stessi sei combustibili applicati a una casa riqualificata: cappotto, serramenti nuovi, fabbisogno dimezzato. E lì i numeri raccontano una storia molto diversa.
Nel prossimo articolo: la stessa casa, dopo la riqualificazione energetica.
Da 135 kWh/mq a 60 kWh/mq. Da 21.500 kWh/anno a 10.000. I numeri cambiano radicalmente — e la pompa di calore finalmente mostra il suo vero potenziale.
Non abbiamo semplicemente moltiplicato il costo annuo per 15. Sarebbe stato scorretto, perché un euro oggi vale più di un euro fra dieci anni.
Abbiamo usato il Valore Attuale Netto (VAN): un metodo che attualizza tutti i costi futuri al valore di oggi. È lo stesso strumento che si usa per valutare gli investimenti pubblici.
Le ipotesi alla base del calcolo:
Il confronto tra combustibili è utile, ma risponde alla domanda sbagliata. La domanda «quale combustibile mi conviene?» presuppone che la casa resti com’è. Ma la tua casa potrebbe consumare la metà di quello che consuma oggi.
La vera domanda è: quante pentole d’acqua fa bollire la tua casa ogni giorno? E quante potrebbe farne se fosse isolata?
Per rispondere, serve guardare la casa prima di scegliere l’impianto. Serve capire dove va il calore, cosa si può fare, quanto costa, e in quanto tempo rientra l’investimento. Questo è quello che facciamo con la Mappa: uno studio personalizzato sulla tua casa.
I dati di questo articolo sono calcolati sulla base di: