
La stessa casa, metà dei consumi, una storia molto diversa
Nell’articolo precedente abbiamo confrontato sei combustibili per una casa anni ’70 nel Bellunese: 150-160 mq, non isolata, 21.500 kWh di fabbisogno annuo. Il GPL svettava a oltre 72.000 euro in 15 anni, la legna era la più economica a meno di 39.000.
Ma quel confronto aveva un limite dichiarato: assumeva che la casa restasse com’è. Cambiava solo la caldaia, non l’involucro.
Oggi facciamo il passo successivo. Prendiamo la stessa casa e le mettiamo il cappotto, i serramenti nuovi, isoliamo la copertura. Il fabbisogno scende da 21.500 a 10.000 kWh all’anno. Da 135 a 60 kWh al metro quadro. Meno della metà.
E poi rifacciamo lo stesso confronto. Stessi sei combustibili, stesso metodo (Valore Attuale Netto su 15 anni), stessa scala. Ma i numeri raccontano una storia molto diversa.

Nel grafico dell’articolo precedente, la voce dominante era il consumo di combustibile: la barra arancione che mangiava tutto. In una casa non isolata, il calore entra e se ne va. Ogni inverno, anno dopo anno, paghi per riscaldare un edificio che non trattiene niente.
La domanda era: «quale combustibile mi conviene?» La risposta giusta, però, era un’altra domanda: «e se la casa consumasse la metà?»

Le barre si sono dimezzate. Tutte. Il GPL, che prima costava 72.000 euro, ora ne costa 37.000. Il gasolio scende da 66.000 a 36.000. Il metano da 58.000 a 32.000.
Ma la notizia vera è in fondo al grafico, a destra.
Nell’articolo precedente, la pompa di calore costava circa 57.000 euro – quasi quanto il metano. Su una casa non isolata, il suo rendimento (il COP) crollava perché doveva lavorare a temperature troppo alte. Era un’auto in salita permanente.
Dopo l’isolamento, tutto cambia. Il fabbisogno è dimezzato, le temperature di esercizio si abbassano, e il COP sale. La pompa di calore scende a circa 27.500 euro in 15 anni. Praticamente alla pari con la legna.
Chi isola va a corrente. Chi non isola va a legna. Tutto il resto costa troppo.
Questa frase riassume i due grafici. Nella casa non isolata, la legna era l’unica scelta davvero economica. Dopo l’isolamento, la pompa di calore raggiunge la legna, ma senza il lavoro quotidiano di caricare, pulire, gestire. E con la possibilità di abbinare il fotovoltaico per ridurre ulteriormente il costo dell’elettricità.
GPL e gasolio: dimezzati, ma ancora i più cari
Il GPL scende da 72.000 a 37.000 euro, il gasolio da 66.000 a 36.000. Dimezzati, sì, ma restano i più costosi del confronto. E restano legati ai mercati internazionali del petrolio: Hormuz, OPEC, guerre. Chi isola e tiene il GPL migliora, ma non risolve.
Metano: resta competitivo
Il metano scende da 58.000 a 32.000 euro. Dove arriva, resta una scelta ragionevole. Ma dove non arriva, e nel Bellunese sono molte le zone senza rete, non è un’opzione.
Pellet: il vantaggio si riduce
Il pellet scende da 55.000 a circa 35.000 euro. Resta meno caro di GPL e gasolio, ma il suo vantaggio rispetto alla pompa di calore si è quasi annullato: 35.000 contro 27.500. E la pompa di calore non ha bisogno del silo, non produce cenere, non richiede carichi quotidiani.
Legna: sempre la meno cara, ma…
La legna scende da 39.000 a 27.000 euro. Resta la meno cara in assoluto. Ma il distacco dalla pompa di calore è minimo: circa 500 euro in 15 anni. Trent’euro all’anno di differenza. A questo punto la scelta non è più economica, è di stile di vita. Vuoi caricare la stufa ogni giorno o vuoi premere un bottone?
Pompa di calore: finalmente nel suo elemento
La pompa di calore scende da 57.000 a 27.500 euro. È il calo più grande in assoluto: quasi 30.000 euro in meno. Perché? Perché su una casa isolata lavora a basse temperature, il COP sale, e ogni kWh di elettricità produce 3-3,5 kWh di calore. Il sistema funziona come dovrebbe.
Fin qui abbiamo parlato dei costi di riscaldamento. Ma l’isolamento è un investimento a sé: cappotto, serramenti, copertura. Per una casa come questa, l’ordine di grandezza è di circa 110.000-115.000 euro.
È una cifra importante. E qui entrano in gioco gli incentivi fiscali: Ecobonus, Conto Termico, Bonus Casa. A seconda della situazione, possono coprire una parte significativa dell’investimento. Ma quali incentivi puoi ottenere, e quanto coprono, dipende dalla tua casa: dalla conformità urbanistica, dalla classe energetica di partenza, dal tipo di intervento.
Non esiste una risposta uguale per tutti. Esiste la risposta per la tua casa. E per trovarla serve analizzarla.
La Mappa è lo studio personalizzato che analizza la tua casa: quanto consuma, dove disperde, cosa si può fare, quali incentivi puoi ottenere, qual è il budget realistico.
È il documento che ti serve per decidere con i numeri, non con le opinioni.
Questi due articoli raccontano una storia in due atti.
Nel primo atto, la famiglia si chiede «quale combustibile mi conviene?» e scopre che la risposta dipende da molti fattori. Nel secondo atto, scopre che la domanda più importante è «quanto consuma la mia casa?» – perché dimezzare il fabbisogno cambia radicalmente i numeri.
La sequenza giusta non è: scegli il combustibile, poi isola. È il contrario: prima capisci quanto consuma la casa, poi decidi come scaldarla. Prima l’involucro, poi l’impianto.
Sembra controintuitivo. Ma i grafici parlano chiaro.
Quante pentole d’acqua fa bollire la tua casa ogni giorno? E quante potrebbe farne se fosse isolata?
Per rispondere serve guardare la casa prima di scegliere l’impianto. Serve capire dove va il calore, cosa si può fare, quanto costa, e quali incentivi puoi ottenere. Questo è quello che facciamo con la Mappa.
Il metodo è lo stesso dell’articolo precedente: Valore Attuale Netto su 15 anni, con inflazione al 2%, aumento costo energia al 3,75% (fonte ARERA), e tasso di sconto al 3,19% (tasso MIT per investimenti pubblici). I prezzi dei combustibili e i costi degli impianti vengono da preventivi reali del territorio bellunese.
L’unica differenza è il fabbisogno della casa: 10.000 kWh/anno dopo la riqualificazione, contro i 21.500 della casa non isolata. Superficie invariata: 150-160 mq.